Fab Tree Hab: la casa sull’albero di domani

Fab Tree Hab: la casa sull’albero di domani...

L’uomo si distingue dagli altri animali per la sua capacità di manipolare l’ambiente che abita. Gli oggetti che costruiamo, tuttavia, ci separano dalla natura. Essi ci proteggono dai suoi sbalzi di umore, certo, ma con il tempo hanno creato un mondo in buona parte artificiale attraversato da pesanti crisi che sta sfruttando, con il rischio di esaurirle, le risorse limitate fornite dal pianeta. Fino ad oggi gli artefatti umani sono stati costruiti, strappando alla natura materiali e risorse, interrompendo il ciclo della vita di interi ecosistemi. Ma forse le cose stanno per cambiare e presto alcuni degli artefatti che fino ad oggi abbiamo fabbricato potrebbero essere, invece, coltivati. A partire dalle nostre case. Mitchell Joachim e la sua organizzazione no-profit Terrefotm One (www.terreform.org) hanno spostato il concetto di casa sull’albero al suo limite estremo: grazie a lui l’idea di albero e quella di casa si fondono per creare qualcosa di simile alle abitazioni della Contea, patria degli Hobbit nel Signore degli Anelli. Il progetto si chiama Fab Tree Hab e il suo fine è quello, un giorno, di dimostrare che una casa può essere costruita utilizzando materiali organici viventi. Si tratta di una reinterpretazione futuristica di alcune tecniche di arboricoltura, in particolare del pleaching (intrecciamento dei rami). La crescita della pianta viene infatti forzata attraverso impalcature che ne indirizzano la struttura secondo un precedente design generato al computer, che è in grado di calcolare e assicurare la stabilità strutturale necessaria all’edificio. Il risultato sarebbe un’abitazione simbioticamente fusa con l’ambiente circostante. L’ambizione è quella di rivoluzionare dalle fondamenta il modo stesso in cui concepiamo la costruzione di abitazioni e infrastrutture. Non è sicuramente un progetto a breve termine, ma l’inizio di un percorso che mira a fondere biologia e architettura, una visione certamente utopica, ma un’utopia è appunto questo: una risposta estrema a problematiche molto reali che si incontrano nel mondo. Accusato di aver progettato la veggie house – la casa per vegetariani – Joachim ha preso lo scherzo sul serio e ha deciso di provare anche con tessuti animali, progettando una struttura che crescesse a partire da cellule di maiale, prendendo ispirazione dal celebre hamburger sintetico prodotto da Mark Post, dell’università olandese di Maastricht. Ma Joachim non è il solo a sperimentare con questa nuova concezione dei materiali di costruzione. Anche i tessuti dei nostri vestiti potrebbero essere coltivati a partire da una colonia di batteri, piuttosto che fabbricati a partire da fibre di cotone, pelli animali o ancora materiali sintetici, come ha dimostrato Suzanne Lee di Biocouture, che ha prodotto il celebre Kimono organico. La sperimentazione in questi campi si trova attualmente in stato embrionale, ma la visione proposta da alcuni pionieri è davvero affascinante. Se ne può trovare un riassunto nell’agile e-book “Super Cells: Building with Biology”. Se nell’antichità i materiali erano legno, argilla e pietra, con il tempo si sono aggiunti vetro, ferro e acciaio, arrivando fino ai materiali sintetici del ‘900. Forse adesso siamo all’inizio di una rivoluzione in cui i processi di fabbricazione verranno totalmente stravolti, utilizzando cellule viventi, ovvero i componenti più piccoli della vita come la conosciamo, invece dei mattoni. La tecnologia non deve essere per forza qualcosa di alieno e distante e l’innovazione non nasce dagli strumenti, ma dalle persone. E la natura, come mostra Mitchell Joachim, può essere anche un potente alleato, e non più soltanto una variabile da ignorare e sfruttare. di Carlo Peroni fonte: dolcevita.it...
Le case sull’albero…frutti sospesi tra i rami della foresta

Le case sull’albero…frutti sospesi tra i rami della foresta...

L’ispirazione per un progettista può provenire da ogni spunto, se egli ha la capacità di coglierlo, e la natura ne offre davvero tanti: l’ispirazione del progetto “E’ Terra”, proviene da un frutto chiamato sàmara che ritroviamo in essenze quali il frassino, l’acero e l’olmo. Ed ora due parole sul team di progettisti, per comprendere al meglio lo spirito del progetto: si tratta di Farrow Partnership Architects, studio canadese con base ad Ontario e progetti in Nord America, Caraibi, Asia, Africa e Medio Oriente, i cui componenti si sono posti la missione di progettare privilegiando l’aspetto legato alla salute ed al benessere. Il principio da cui partire è quello per cui esiste “la possibilità di ripensare l’ambiente costruito come un mezzo per causare la salute piuttosto che la malattia”, come indicato sul sito dello studio: tra le loro realizzazioni, tra edilizia privata e scuole, anche diversi ospedali. Ed ora, il progetto: la location è la Bruce Peninsula Forest, sulle sponde del Lago Huron in Canada, inserita nell’elenco delle Riserve Mondiali della Biosfera redatto dall’Unesco, teatro di uno spettacolare paesaggio naturale. Ecologia, economia ed etica sono le tre “E” che hanno ispirato il nome di E’Terra, il resort ecologico che sorge in questo paradiso, già composto da strutture tutte certificate LEED Gold, che ospiterà una serie di dodici alloggi sospesi agli alberi sparsi qua e là nella foresta. In realtà, complici la forma molto simile al frutto da cui prende il nome ed i materiali utilizzati, l’impressione è che le strutture davvero appartengano agli alberi: del resto ciascun alloggio è stato progettato tenendo conto dell’albero che lo sorreggerà! L’interno è idealmente composto proprio come la sàmara, con la parte rappresentante il frutto che ospita la zona notte e l’ala che invece accoglie la zona giorno. L’orientamento è studiato per meglio godere dei benefici dell’illuminazione naturale. Le case saranno montate sugli alberi nel periodo invernale, così da infastidire il meno possibile le piante circostanti. Si tratta di una struttura prefabbricata che viene assemblata in loco e poi fissata in modo tale da rimanere sospesa: essa è realizzata in legno di provenienza locale e si ispira – sembra strano – alle tecniche di realizzazione delle barche a vela. La protezione dalle intemperie sarà garantita da un rivestimento atossico, autopulente ed ignifugo realizzato in vetroresina che funzionerà esattamente come le foglie dell’albero. Come diceva Aristotele, in tutte le cose della natura c’è qualcosa di meraviglioso: quando però l’uomo lavora nel pieno rispetto della natura, come in questo caso, i risultati sono davvero eccezionali! Fonte:...